cosa portare al Casting di Miss Fotomodella in Riviera

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Aprile 21, 2018 Uncategorized 0
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CONSIGLI SUGLI ABITI DA PORTARE al Concorso :

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cosa portare al Casting di Miss Fotomodella in Riviera :

DI SOLITO UNA DOMANDA CHE CI FATE SPESSO

-COSA MI DEVO PORTARE IN VALIGIA?

puoi scegliere tra tutti questi elencati qui sotto (attenzione non dovrete portarli tutti, tranquille)

 

Oltre a mettere in valigia i vostri trucchi , fasce per capelli,  le vostre creme, struccanti e la vostra piastra ,(diciamo questo per la vostra sicurezza e nel rispetto delle norme vigenti, onde evitare spiacevoli inconvenienti tra cui anche allergie) ricordatevi anche se nel bagno del Grand Hotel ci sarà il phon , il pettine/spazzola , bisogna mettere anche: 4/5 outfits (abiti a tua scelta) per lo shooting, (consigli per lo shooting: abiti a tinta unita perchè righe e disegni distraggono dal tuo viso, visto che siamo in una struttura dove gli interni sono stile epoca romana, no maglie a collo alto o abiti troppo larghi, no pantaloncini corti, fanno le gambe corte, colori monocromatici più semplici da abbinare, colori più scuri rendono più magre, pochi accessori, nè ornamenti sui capelli, evita calzini bianchi, dai sfogo alla tua fantasia!) , continuiamo dopo questa piccola parentesi, oltre a ricordarti ( non indispensabile ) una chiavetta usb almeno di 8 giga dove metterete le foto del book o se ci mandate già prima un’email per mandarvele dopo il ConCorso e le 3 fototessere per l’iscrizione, 2 mascherine carine (non le solite azzurre ospedaliere) da abbinare agli abiti da voi scelti per la sfilata finale, poi anche qualche appendino (porta abiti, per non aggrinzirli dietro le quinte, anche se le camere sono dotate, importante scriveteci il vostro cognome su ognuno) , dovrai portare una canotta bianca ed una nera, le culotte nere, un pareo colorato, una borsa grande per metterci le scarpe o il cambio se vi sporcate, un paio di scarpe da ginnastica ed una tuta o leggings comodi per le prove, almeno 2 paia di tacchi comodi , ed un paio di jeans (questi appena elencati sono tutti  obbligatori) , vi riscriviamo l’abbigliamento base, per le varie uscite, ma poi potrete aggiungere quello che volete senza uscire troppo fuori tema, perchè verrà valutato anche quello nella consegna delle fasce finali.
Per la prima uscita TEMA APERITIVO, si consiglia un dress code easy , look fashion semplice e comodo, qualsiasi stile che si preferisce, con una borsa , cintura se necessaria ed un elemento secondario che affianca il look principale e lo rende unico.
Per la seconda uscita TEMA FITNESS , sportive, come quando andate in palestra
Per la terza uscita TEMA NOTTE un bel PIGIAMA (semplice o sexy a voi la scelta) come se dovreste andare a dormire con il vostro fidanzato
Per l’ultima uscita TEMA BALLO DA PRINCIPESSA, un abito elegante lungo a scelta, o potrete scegliere anche il TEMA CENA AZIENDALE, con un abito nero tipo tubino o tailleurs.
Invece per l’uscita facoltativa in spiaggia (tempo permettendo) nel primo pomeriggio con il fotografo  TEMA MODA MARE, pareo prima elencato, tattico , che copre le imperfezioni e costume da bagno: intero oppure a due pezzi o con burkini .(consigliabile senza occhiali da sole).
Qui sotto (visto che ce lo domandate sempre) un elenco di tutto quello che potrete indossare nelle varie uscite (se non ci fate caso è meglio):

 

scegli tra GIACCHE, SOPRABITI E MANTELLE per il primo set

  • ANORAK: Giacca con cappuccio, originariamente in pelle di foca, portata dagli esquimesi che chiamavano anorak il vento. Nel corso del tempo, è diventata il più popolare capo sportivo antivento realizzato ormai in tessuti ultratecnologici. La sua caratteristica è un’ampia tasca sul davanti come un marsupio.
  • BERTA: Scialle di cotone, lino o merletto che a metà dell’Ottocento veniva portato sulle ampie scollature per coprire il seno. La portava la Regina Berta, madre di Carlo Magno.
  • BLAZER: Dal verbo inglese to blaze, risplendere, sfavillare. Giacca sportiva blu mono o doppio petto in stile marina con bottoni dorati. Dalla fine dell’Ottocento, in vari colori e fogge, ha fatto parte della tenuta sportiva degli studenti nei college inglesi, per il tennis e il cricket. Negli anni ’30 fu adottata come divisa marinara nelle località estive americane ed europee.
  • BLOUSON: Voce francese che sta a significare: blusa pesante, giubbetto. Indica il giubbotto in pelle chiuso da zip o da automatici a pressione. Molto diffuse negli anni ‘60 le espressioni che additavano con quetsa parola i teppisti comuni.
  • BOMBER: Voce inglese che significa bombardiere. Corto giubbotto stretto alla vita, usato dai piloti inglesi della Royal Air Force e da quelli americani durante la Seconda Guerra Mondiale, per difendersi dal freddo delle alte quote. Moda che viene adottata dai giovani a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, dove il bomber rappresenta il capo principale del loro abbigliamento casual assieme ai jeans, agli scarponcini ed agli occhiali da sole. Da allora fa parte del guardaroba di entrambi i sessi ed è stato realizzato in vari tessuti, sempre mantenendo lo stesso modello base: linea e maniche abbondanti, chiuse ai polsi da tessuto elasticizzato, imbottitura, chiusura zip e varia gamma di colori.
  • BURNUS: Ampia mantella con cappuccio di origine araba, spesso ricamata ai bordi e ornata di nappe ad olivella, che veniva usata dalle popolazioni berbere dell’Africa Mediterranea.
  • CABAN: Ampia giacca in panno, di taglio sportivo. Per alcuni deriva dalla divisa dei cocchieri inglesi dell’Ottocento e deve il nome al termine cab, carrozza. Per altri, invece, da un giaccone di marinai bretoni del ‘700. Caldo e funzionale il caban è stato realizzato nelle fogge e con i materiali più disparati.
  • CANADESE: Tipico giaccone usato dai cacciatori canadesi, con interno e collo di pelo, ampi tasconi e cintura in vita.
  • CAPPA: Mantello largo senza maniche, con due aperture laterali per le braccia, dotato di cappuccio e spesso foderato di pelliccia.
  • CASACCA: Dalla lingua russa kasakin, è un tipico indumento della Russia Bianca. Simile ad una giacca, ma meno strutturata, fermata in vita da una cintura.
  • CERATA: Giacca lunga, con chiusure sul davanti e ai polsi, ermetiche all’aria e all’acqua, con abbinati pantaloni dalle stesse caratteristiche. Indispensabile a chi va per mare e pratica sport velici, la cerata fino a pochi anni fa era rigorosamente gialla e in tessuto impermeabile rigido.
  • DINNER JACKET: Locuzione inglese che significa letteralmente giacca da cena. L’espressione indica una giacca da sera maschile, nera o bianca o in altri colori.
  • DJELLABAH: Mantello con cappuccio originario del Marocco, lungo fino al ginocchio e oltre, provvisto di ampie e lunghe maniche e portato aperto al collo. Il capo era spesso profilato da una treccia e originariamente realizzato in cotone o lana.
  • DOLMAN: Capo maschile originario della Turchia, simile ad un cappotto lungo. Verso la metà dell’Ottocento, era un capospalla femminile di taglio militaresco con alamari e olivelle e profili in treccia di seta, spesso dotato di ampi baveri.
  • DOMINO: Mantello largo e lungo con cappuccio, all’origine solo nero, poi in tessuti preziosi e colorati, da indossare su capi importanti da sera. È tipico della città di Venezia.
  • ESKIMO: Così chiamato perché ricorda la giacca degli eschimesi, è un giaccone sportivo, ampio con cappuccio orlato di pelo, chiuso sul davanti da zip o alamari, in tessuto impermeabilizzato.
  • FICHU: Piccolo scialle, piegato a triangolo, che si porta sulle spalle o intorno al collo. Di grande moda nel 1700, ornava i decolletè che erano troppo profondi. Era in seta, mussola, batista o anche in tulle spesso bianco od ecrù.
  • HUSKY: La giacca da caccia più copiata al mondo, è in nylon trapuntata con colletto in velluto millerighe e chiusa con automatici a scatto.
  • GANDOMA: Ampio mantello di lana bianca o nera in cui si avvolgono i touareg per ripararsi dalle tempeste del deserto.
  • GILET: Corpetto aderente, senza maniche e abbottonato sul davanti, da portare sotto la giacca. Comincia ad apparire nell’abbigliamento maschile già nel 1600 che viene comunemente indicato anche un indumento in maglia di lana o cotone con o senza bottoni.
  • GURU: Parola indiana che significa maestro. Nel campo dell’abbigliamento maschile indica una casacca lunga fino quasi alle ginocchia con maniche lunghe e fornita di un collo a fascetta.
  • K-WAY: È il marchio francese di una giacca impermeabile, che fu prodotta per la prima volta negli anni ’60. Oggi questo indumento viene realizzato in vari modelli e con i materiali più disparati, sempre impermeabili con cappuccio, ripiegabile in una tasca-marsupio, con chiusura lampo e apertura solo per la testa.
  • LINEUSE: Piccola giacca femminile in lana o pizzo, da indossare stando seduti a letto, per proteggere le spalle.
  • NORFOLK: Giacca sportiva, usata in origine dal duca di Norfolk per andare a caccia, è fatta con tasche a toppa, spacco posteriore centrale, pieghe a cannone schiacciate simili a bretelle, martingala e cintura.
  • PARKA: Capo d’abbigliamento esquimese delle isole Aleutine, il parka è realizzato in tessuto impermeabile, spesso imbottito, chiuso sul davanti da una zip. Arriva a metà coscia e può avere un cappuccio a volte ornato di pelo. Creato in origine per lo sci e la montagna, fa oggi parte dell’abbigliamento casual.
  • PELLEGRINA: Mantello sia da uomo che da donna, in voga nell’Ottocento, ma già in uso nel Medioevo.
  • QUEXQUEMETEL: Tipo di blusa messicana pre-ispanica, tuttora usata largamente dalle donne, fatta con due pezzi di stoffa rettangolari che cadono sulle spalle come un mantello.
  • SAHARIANA: Modello di giacca da safari sviluppatasi nell’ambito bellico coloniale e poi presa come ispirazione per realizzare giacche sportive in cotone, lino o tessuto impermeabile. Normalmente ha quattro tasche a soffietto e una cintura in vita.
  • SCIALLE: Pezzo di tessuto di seta o altro tessuto di forma quadrata che, piegato in senso rettangolare o triangolare si porta sulle spalle o sulla testa o come ornamento degli abiti da sera.
  • SPENCER: Termine inglese che indica generalmente una giacca corta alla vita, mono o doppio petto, molto in voga nell’Inghilterra del ‘700 e che, con un bordo di pelliccia, era indossata dagli ufficiali di cavalleria. È tuttora un abito da cerimonia per ufficiali delle varie armi e in alcune occasioni è usata anche come abito formale.
  • SPOLVERINO: Soprabito leggero, un tempo usato durante i viaggi, prima in carrozza poi in auto, per proteggersi dalla polvere. Poteva essere confezionato in cotone o lana leggerissima.
  • STOLA: Negli anni ’60 era di gran moda indossare sugli abiti da sera o sui tailleur eleganti da pomeriggio una larga sciarpa di pelliccia diritta, leggermente modellata o arrotondata sul dorso.
  • TABARRO: Indica un ampio e lungo mantello maschile e, ancora oggi, in alcune regioni dell’Italia settentrionale questa terminologia viene utilizzata.

cosa portare al Casting di Miss Fotomodella in Riviera

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BORSE FEMMINILI PER PRIMA USCITA non necessario

  • BAULETTO: Contraddistinto dalla forma affusolata e allungata, si prende per il doppio manico e, solitamente, si chiude per mezzo di una cerniera. In base a come lo si indossa può essere molto elegante, e bastano un paio di jeans e delle sneakers per renderlo casual.
  • BAGUETTE: Quando si parla di questo tipo di borsa, piccola e rettangolare, non si può non pensare a quella di Fendi, lanciata più di 20 anni fa. Disponibile in innumerevoli variazioni sul tema, si porta tranquillamente di giorno.
  • BRIEFCASE: Rettangolare, piatta e rigida, ricorda molto una busta da lettere, grazie anche all’apertura nella parte superiore. Grazie ai diversi scomparti interni è l’ideale per andare in ufficio.
  • CLUTCH: Piccola borsetta da sera senza manico. Morbida o rigida, si tiene in mano, è l’ideale per le occasioni più formali.
  • FRAME: Se ami le borse vintage, saprai che moltissime di loro hanno questa forma. Rigida e dalla forma squadrata, almeno nella parte superiore, ricorda una versione ingrandita del borsellino per la moneta.
  • HOBO: Borsa capiente dalla forma a mezza luna, concava verso l’alto, da portare a spalla. Si chiude per mezzo di una cerniera, fibbia nel mezzo o un gancio.
  • POSTINO: Se ti sposti spesso in bicicletta o in motorino, questa è la borsa adatta, grazie alla tracolla molto lunga che lascia libero il corpo. Spesso è piatta e munita di tasche.
  • KELLY BAG: Borsetta per signora creata da Hèrmes, caratterizzata da manici corti. Negli anni ’50 fu di grande moda perché usata dalla principessa di Monaco Grace Kelly.
  • MINAUDIERE: Più che una borsa, questo è un vero e proprio accessorio gioiello. Piccola e compatta, è l’ideale per le occasioni di gala o serate particolarmente eleganti. Solitamente è in seta o in pelle, arricchita di ricami, dettagli brillanti o catene preziose.
  • NECK BAG: Borsetta creata da Tom Ford per Gucci, con lunghi manici, si porta appesa al collo.
  • SADDLE: Prende il nome dalla tradizionale arte della selleria, grazie alla forma che ricorda la sella di cavallo, solitamente anche la manifattura. Adatta al giorno e ad un abbigliamento informale, anche se di recente ne sono state prodotte anche di molto eleganti.
  • SECCHIELLO: Sacca, secchio o secchiello: tre varianti della stessa borsa inventata da Louis Vuitton. Si chiude tramite dei tiranti o la si lascia aperta. Perfetta per un outfit casual, meglio se portata a tracolla.
  • SHOPPER: Somiglia al classico sacchetto della spesa. Rettangolare, spesso in tela , quindi adatta alla spiaggia o alle situazioni molto informali, ma ne esistono versioni più pregiate in pelle o pellami preziosi, dentro e fuori. Si porta a spalla per mezzo di due manici, rimane sempre aperta.
  • TOTE: Simile nella forma alla shopper, è una grande borsa con doppio manico, di forma rettangolare o trapezoidale, che rimane aperta nella parte superiore. Dall’aspetto casual è perfetta per infilarci qualunque cosa, utile per l’ufficio, per riporvi tablet e smartphone, ma anche per le mamme che hanno bisogno di borse capienti.
  • TRAPUNTATA: Per molti la trapuntata è solo una: la 2.55 di Chanel. Realizzata in pelle o in tessuto cuciti come una trapunta, è arricchita da manici in catena. Da portare a spalla, è perfetta dal giorno alla sera.
  • TROUSSE: Piccola borsa, rigida, a forma di scatola rotonda o rettangolare, conteneva il necessario per truccarsi.
  • VANITY CASE: Borsa da viaggio contenente gli oggetti da toilette. È chiamato più comunemente beauty case.
  • WEEKEND: Il nome dice giù tutto, ideale per le partenze veloci di un paio di giorni. Adatta anche per la palestra. Un tempo era il borsone utilizzato dai marinai.
  • ZAINETTO: Se ami i look un po’ old school, non puoi rinunciare a questo trend. Adatto alle occasioni meno formali e alle situazioni dinamiche, si porta sulle spalle e ha un carattere decisamente sportivo e giovanile.

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scegli il tipo di CALZATURE prima uscita

  • ANKLE BOOT: È una calzatura che si ferma appena sopra la caviglia, per questa caratteristica è molto comoda. Oltre ai modelli chiusi possiamo trovarne altri alternativi sul mercato come ad es. open toe o cage.
  • BALLERINA: Questo modello nasce grazie a Brigitte Bardot, che chiese di realizzarle delle ballerine da passeggio. La tipologia classica è a punta rotonda, ma in commercio possiamo trovarne a punta o spuntate e di vari tessuti e fantasie.
  • BIKERS: Sono gli stivali dei motociclisti, quasi sempre di cuoio, coccodrillo o pelle con lacci sul collo del piede.
  • BONDAGE BOOT: Sono dei stivali decorati da stringhe, lacci, cinture e a volte borchie.
  • CAGE SANDAL: Con o senza tacco, questa tipologia è caratterizzata da una serie di lacci o strisce che formano una gabbia sul piede.
  • CHANEL: Ideata dalla stilista Coco Chanel. La scarpa può avere un tacco che varia da 0 a 12,5; chiusa sul davanti e rigorosamente a punta e aperta dietro. Da utilizzare per la sera visto la sua eleganza, ma anche in occasioni non formali.
  • CHANEL SPUNTATA: L’unica differenza dal modello classico è l’apertura sul davanti.
  • CHELSEA BOOT: Sono i classici stivali per le passeggiate a cavallo. Sono aderenti alla caviglia ed hanno origine in epoca vittoriana.
  • CHUNKY HEEL: È una calzatura con un tacco rettangolare accompagnato dal plateau davanti. Riprende un po’ la moda degli anni ’70.
  • CHUKKABOOT: Stivaletto maschile che prende il nome dal gioco del polo, molto popolare negli anni ‘40 e ‘50 del 1900. Quasi sempre realizzati in vitello o camoscio, è ideale per outfit casual/sportivi.
  • CLOGS: O anche chiamato zoccolo, è una calzatura con un grosso tacco in legno. Gli zoccoli erano usati per lavori pesanti ed oggi sono rimasti per uso protettivo in agricoltura.
  • COWBOY BOOT O CAMPEROS: Popolari negli anni ‘80, usati sia da ragazze che da ragazzi. Sono stivali in pelle a punta (più squadrati per l’uomo) dotati di tacco; ricordano tanto gli stivali utilizzati dai cowboy nei film.
  • CREEPER: Inventate da George Cox, molto utilizzate negli anni ’50 dai Teddy Boys. Oggi possiamo trovarle più o meno basse con suola in gomma, dai materiali differenti e con allacciatura diversa dal modello classico.
  • CUISSARD BOOT O THIGH HIGH BOOT: È un modello di stivale che copre la gamba oltre il ginocchio scoprendo solo la coscia.
  • CONVERSE: Questa calzatura prende il nome dall’azienda statunitense che le ideò nel 1923. Utilizzate dapprima come calzatura per giocare a basket, negli anni ’60, ’70 e ’80 andavano di moda tra le star del mondo della musica fino al diffondersi anche tra la massa grazie al loro prezzo abbordabile.
  • CROCS: La Crocs è un brand statunitense che nasce nel 2002 in Colorado. Appare come uno zoccolo in leggera plastica, tipica calzatura che mantiene il piede fresco ed evita cattivi odori grazie al materiale, ma dal 2006 hanno realizzato un modello di crocs che garantisce benefici podologici.
  • DECOLLETE: Tutte noi ne possediamo almeno un paio. Si presentano quasi sempre con un tacco di 8 cm, più o meno spigolose ma sempre attuali. In Italia la tipologia più famosa è lo “stiletto”, che grazie al suo tacco alto e sottile, dà l’impressione che le gambe siano più lunghe. Il suo inventore è Salvatore Ferragamo.
  • DECOLLETE OPEN TOE: O anche decolletè spuntate, mantengono la forma della decolletè, ma hanno un’apertura sulla punta davanti della scarpa.
  • DERBY: Termine che proviene dal conte di Derby che nel 1780 istituì una gara riservata a puledri di tre anni, che da allora si disputa a Epson in Inghilterra. Principalmente il termine sta ad indicare un certo tipo di scarpa maschile di genere sportivo, con le alette sedi degli occhielli per i lacci sovrapposte alla mascherina.
  • D’ORSAY: Inventate da Gabriel d’Orsay come calzatura da sera. Alte o basse, le scarpe lasciano scoperto uno o due lati del piede, sono molto eleganti e a volte scomode perché il piede ha difficoltà a rimanere aderente alla scarpa.
  • D’ORSAY CON CINTURINO ALLA CAVIGLIA: O anche chiamata Ankle strap d’Orsay, è sicuramente più comoda della classica d’Orsay perché il cinturino tiene il piede più fermo.
  • ESCARPIN: Ha la stessa forma della decolletè, ma è molto scollata davanti.
  • ESPADRILLAS: Tipologia di calzatura spagnola, in tela con zeppa in corda, con lacci che si intrecciano alla caviglia o al polpaccio. Famose per la vestibilità e la comodità.
  • FRANCESINE: Con o senza tacco, in vernice o in camoscio ma sempre stringate.
  • GETA: Sono una tipologia di sandali tradizionali giapponesi. È un tipo di calzatura con suola di legno rialzata e una stringa a forma di Y. Vengono indossate con gli abiti tipici giapponesi (kimono e yukata). Grazie alla suola rialzata vengono preferiti quando piove e quando nevica. A volte la suola può variare: se femminile può essere ovale o maschile più rettangolare. Può essere laccato o dipinto.
  • GHETTE: Gambaletti di tessuto o di pelle che si mettono sopra le scarpe, fissate da un laccio sotto la suola, nell’incavo del tacco. Sono chiuse da una fila di bottoncini laterali.
  • GLADIATOR SANDAL: Calzatura composta da una bassa suola con vari lacci o stringhe che ricordano i sandali dei gladiatori.
  • GLADIATOR BOOT: È una tipologia di stivali che termina pressappoco al ginocchio, ma fatto di listini e a volte con lacci incrociati, basta pensare ai sandali da gladiatore.
  • INFRADITO O FLIP FLOPS: Calzatura composta da suola e cintura a forma di Y. Questa tipologia è indossata da varie persone di tutto il mondo, quasi sempre in spiaggia o d’estate in situazioni casual. Alcune tipologie possono avere il tacco più o meno basso.
  • JELLY: Questa calzatura si rifà alla forma della ballerina, ma il materiale è il silicone. Famoso produttore è il brand Melissa che ha proposto vari modelli ispirati all’arte, alla scultura e all’architettura giocando con colori, volumi e forme.
  • LANA: Sono un evoluzione della Lita ma rotondeggianti, ancora più rock grazie al tacco arrotondato e al tallone scoperto.
  • LOAFER: Molto simili alle slipper, ma differenziate dalla linguetta posizionata davanti che le rende più eleganti.
  • MARY JANE: Con o senza tacco è caratterizzata da uno o più cinturini sul dorso del piede.
  • MINNETONKA: Come gli Ugg prende nome dall’azienda che li ha inventati. Il modello ricorda quello dei nativi d’America.
  • MONK STRAP: Scarpa maschile, adatta a diverse occasioni, pratica, versatile e classica.
  • MOU: Creati per evitare lo stress della vita frenetica. Indossate da artiste di fama mondiale, sono molto apprezzate per il look grintoso.
  • MOCASSINI: La forma classica del mocassino nasce con la punta quadrata ma adesso ne troviamo altre varianti. Calzatura leggera e flessibile inizialmente maschile, ma, nel tempo, declinata anche nella sua versione femminile.
  • MULES: scarpa chiusa davanti e aperta dietro.
  • OXFORD O FRANCESINA: Calzatura di tipo maschile considerata una tra le più classiche. Nata nel 1830 è una scarpa formale sia di giorno che di sera, uilizzata oltre che nell’abbigliamento elegante anche nel tipo casual.
  • PENNY LOAFER: Il nome deriva dall’usanza negli anni ’50 di mettere un penny nella linguetta, risultano molto comode anche senza i calzini.
  • POLACCHINO: Stivaletto di pelle o camoscio alto alla caviglia, chiuso da una zip o da lacci.
  • PUMP: Questa calzatura nasconde il plateau, ed unisce comodità e bellezza.
  • PLATFORM: Sono tutte le scarpe dotate di una zeppa della stessa misura. Applicato a diversi modelli, dona estrema comodità e stile.
  • PLATEAU MULES: Calzatura simile al sabot ma aperta anche davanti, con plateau molto alto, ma piuttosto comodo, molto utilizzate da ballerine di lap dance.
  • SABOT: È uno zoccolo con la suola di legno e la tomaia in cuoio chiusa sul davanti, che lascia completamente scoperto il tallone. Alla fine degli anni ’60 in piena contestazione giovanile, i sabot sono portati con disinvoltura da giovani e dagli hippy di tutto il mondo, anche in città e d’inverno con grosse calze di lana colorata.
  • SANDALI: La più primitiva forma di calzatura. Calzatura aperta, molto probabilmente di origine mediorientale; è composta in genere di una suola e di una parte superiore a strisce di cuoio o stoffa. Con o senza tacco racchiude un grande gruppo di calzature che si usano d’estate, più o meno impreziosite e prodotte in vari materiali.
  • SLIP-ON: Molto popolari in Gran Bretagna grazie al brand Vans, che le ha rese sempre più contemporanee. La caratteristica di questa scarpa è l’inserto di elastico che le rende comode e facili da togliere e mettere.
  • SLIPPERS: Questa tipologia è un mix tra le ballerine e le calzature che utilizziamo in casa. Molto in voga al momento soprattutto i modelli con gli strass e le borchie.
  • SNEAKERS: Ottime da passeggio, sono molto usate dai teenagers vista la comodità.
  • T-STRAP: La caratteristica di questa scarpa è quella di formare una “T” sul collo del piede, quindi, una striscia verticale al centro del piede che si unisce al cinturino.
  • TASSEL LOAFER: Una versione del modello Loafer con l’aggiunta di nappini.
  • TIMBERLAND: Sono una tipologia di stivali che andavano di moda negli anni ’90. Resistenti e waterproof, fanno apparire i piedi molto più grandi, oggi molto alla moda.
  • TRONCHETTI: Stivali più alti degli ankle boot, che arrivano sopra la caviglia.
  • UGG BOOTS: Ugg è un marchio californiano, molto famoso per questa tipologia di stivali di montone, scamosciato fuori e con vello di lana all’interno. Molto di moda dal 2000, soprattutto fotografati ai piedi delle star, da Oprah Winfrey a Kate Hudson.
  • WEDGE SHOE: Scarpa con un’unica suola anche detta zeppa, con la parte del tallone sempre più alta. Molto di moda in estate i modelli di sughero e di corda.
  • WEDGE BOOT: Sono gli stivali con la zeppa, possiamo trovarli di vari modelli e lunghezze, ma il segreto di questo modello è che assottiglia la caviglia.
  • WELLINGTON BOOT: È il classico stivale che si usa quando piove, il suo inventore fu il Duca di Wellington. Oggi rivisitato in chiave moderna da vari stilisti, possiamo trovarne di tante fantasie e colori, ma oggi i più gettonati sono gli Hunter, che hanno lo stesso modello ma con rivestimento interno che tiene il piede caldo.
  • ZORI: Sono sandali tipici giapponesi. Simili alle infradito, sono senza tacco, fatte di fibre naturali o di materiali sintetici. Il piede ha una strana posizione sulla suola, visto che il tallone sporge di circa 1 cm ed il mignolo non poggia sulla suola. La stringa viene chiamata “hanao” ed è posto al centro nella parte finale del sandalo, quindi non c’è differenza tra destra e sinistra. Quasi sempre indossati con i calzini (tabi) ed il kimono per le occasioni più formali. Per le donne questa calzatura se è realizzata in broccato è formale e quindi utilizzata in occasioni cerimoniali. Mentre per gli uomini sono di paglia o materiali che la imitano e con suola in sughero. Questi sandali sono adatti al clima umido ed è facile indossarli e toglierli, cosa importante nella cultura giapponese dove le scarpe vengono tolte prima di entrare in casa.

cosa portare al Casting di Miss Fotomodella in Riviera
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COPRICAPI E CAPPELLI per la prima uscita (se volete)

  • CLOCHE: Cappello da donna in voga tra il 1915/1930. Si tratta di un copricapo piuttosto aderente che copre la parte posteriore della testa giungendo a sfiorare il collo e calato sul davanti ombreggia la fronte, poteva essere provvisto di una piccola falda.
  • FEDORA: In area anglosassone indica il classico cappello morbido di feltro, con un incavo al centro della cupola e la falda ricurva, originario dal Tirolo austriaco.
  • FEZ: Copricapo a forma di tronco di cono, rosso con applicata al centro un lungo cordoncino che termina a nappa, che veniva usato dai turchi dell’impero ottomano. Prende il nome dalla vecchia capitale del Marocco. Oggi è adottato in alcuni paesi arabi. In Italia, un berretto analogo fa parte dell’uniforme dei bersaglieri.
  • GIBUS: Dal nome del cappellaio parigino che lo inventò nell’Ottocento. Cappello a cilindro in feltro lucido e rasato, dotato di sottili molle interne per cui poteva essere appiattito e portato sottobraccio.
  • KEPI: Cappello militare francese, rigido, più o meno alto, con visiera e veletta coprinuca svolazzante, sottogola in vernice nera o cuoio, ricoperto di panno.
  • KIPPA: È lo zucchetto portato dagli ebrei praticanti. In sinagoga lo mettono anche i bambini al momento della preghiera.
  • PAGLIETTA: Modello di cappello di paglia di forma circolare, cupola piatta e dura, falda rigida e ornato di un nastro. In voga tra le donne degli anni ’20, era il copricapo dell’uniforme estiva dei collegi femminili britannici. In Lombardia veniva chiamato: magiostrina.
  • PANAMA: Cappello maschile estivo in paglia intrecciata a tesa larga e calotta incavata al centro. Prende il nome dal 1906, l’anno in cui il presidente americano ne sfoggiò uno mentre era in visita ufficiale al Canale di Panama.
  • PILLBOX: Letteralmente scatola per pillole, ma anche sta ad indicare un minuscolo cappello a forma di tamburello. Famoso negli anni ’60 perché J. Kennedy ne portava sempre uno in tinta con l’abito che indossava.
  • SOMBRERO: Cappello che fa ombra (sombra in lingua spagnola) grazie alla larghissima tesa rigida con cupola a cono. Caratteristico di paesi caldi e soleggiati specialmente in uso in Messico.
  • TURBANTE: Copricapo orientale formato da una lunga sciarpa di seta, avvolta armoniosamente con più giri attorno alla testa.

cosa portare al Casting di Miss Fotomodella in Riviera
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SCELTA INTIMO da poter usare sotto l’abito per le prime uscite, è una domanda che ci fate sempre ecco perchè ve lo mettiamo, ma va bene una qualsiasi mutanda comoda!

  • BABY DOLL: Il nome deriva dall’omonimo film di Elia Kazan girato nel 1956 ed interpretato da Carol Baker nel ruolo di una moglie-bambina che indossava un succinto pigiamino e si leccava il dito. Il film fece adirare l’allora cardinale di New York, Spellman. Le lunghezze minime e le trasparenze sono le peculiarietà di questo indumento. A metà strada tra la biancheria intima e l’indumento da notte, dalla foggia vezzosamente infantile, è composto da una camicia scollata senza maniche e tanto corta da fare intravedere le mutandine ornate di pizzi e nastri, utilizzati anche allo scollo e all’orlo della camicia.
  • BODY SLIMMER: Biancheria intima che fa risaltare la figura.
  • BODY STOCKING: Tuta molto aderente tipo calzamaglia di cotone o lana che avvolge tutto il corpo.
  • BOXER: Voce inglese che significa pugile. Tipo di mutande da uomo di forma simile ai pantaloncini usati dai pugili.
  • BRA TOP: Top a forma di reggiseno. Lanciato da Madonna, è la divisa di tutte le teenagers. Cortissimo, praticamente sotto il seno lascia scoperto l’ombelico.Top a forma di reggiseno. Lanciato da Madonna, è la divisa di tutte le teenagers. Cortissimo, praticamente sotto il seno lascia scoperto l’ombelico.
  • CATSUIT: Tuta intera molto aderente, in lana o materiale stretch. Il nome deriva dal successo del famoso musical Cats.
  • DESHABILLE: Indumento femminile di varia forma, sciolta e quasi sempre lungo, realizzato in tessuto leggero, da indossare sulla camicia da notte nell’identica stoffa. Nella sua accezione più ampia il termine può anche significare una persona non totalmente in ordine e completamente vestita.
  • FOURREAU: Sottoabito di seta o raso che completa un abito trasparente.
  • PAGLIACCETTO: Compare nella prima metà del ‘900 come indumento infantile soprattutto estivo. In seguito è passato ad indicare un elegante indumento intimo femminile quasi sempre di seta, con corpetto e mutandine unite, di linea comoda e morbida.
  • TANGA: Tipo di mutandine consistenti in due triangoli di tessuto o pizzo, uno sul dietro e uno sul davanti uniti tra loro dall’elastico che si appoggia sui fianchi.
  • UNDERWEAR: Termine inglese composto da under=sotto e wear=vestito. Nel linguaggio comune viene usato per indicare la biancheria intima in genere.

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SCELTA ABITI ELEGANTI ultima uscita

  • ABITO DA COCKTAIL: Invenzione americana, i cocktail divennero popolari agli inizi degli anni ’20 e con la loro istituzione nacque la necessità di provvedere ad un appropriato abbigliamento. Questo, potendo essere indossato anche per la cena, mise al bando una volta per tutte l’abito da pomeriggio. L’abito da cocktail era lungo fino al ginocchio o poco sotto, realizzato di solito in: lana di peso leggero, raso, seta, velluto o altri tessuti preziosi, spesso ricamato, o comunque ricamato a decoro, e lasciava scoperte le spalle e le braccia. Per questo motivo l’abito da cocktail era spesso completato da un corto giacchino o bolero. È rimasto popolare fino ai giorni nostri.
  • CAFTANO: Capo che si ritiene di origine dell’antica Mesopotamia. Di taglio morbido, è lungo fino alla caviglia, aperto sul davanti, ha maniche ampie e lunghe; in genere in cotone o seta, è chiuso da una fusciacca. Molti furono gli stilisti, da Dior a Yves Saint Laurent che si ispirarono alla forma del caftano per le loro creazioni.
  • CHEMISIER: Il termine compare negli anni ’50 ad indicare un abito chiuso davanti da bottoni, con o senza colletto, di linea essenziale proprio come quella di una camicia. Linea seguita da molti stilisti del passato: Worth, Poiret, Chanel, Lanvin.
  • DELFI: Abito ispirato al peplo greco, assomiglia ad una tunica. A forma cilindrica lunga fino a terra, stretto in vita da un cordone, si presenta in seta plissettata a mano, le spalle e le maniche sono trattenute da perle di vetro di Murano chiamate murrine.
  • DIRNDL: Abito tradizionale del Tirolo, caratterizzato da un’ampia gonna mollemente raccolta al punto vita, per creare morbide pieghe nel tessuto.
  • EVENING DRESS: Dalla lingua inglese è entrato nel parlato globale e sta ad indicare l’abito da sera.
  • FRAC: Vestito maschile, oggi usato per occasioni molto formali, con giacca corta fino alla vita sul davanti, e che si prolunga dietro in due falde dette code di rondine.
  • KIMONO: Veste giapponese morbida e dalle ampie maniche da fermare in vita con un obi, una sorta di larga fusciacca. Introdotto in Europa nel milleottocento ispirò i pittori ed artisti in genere.
  • ROBE MANTEAU: Abito usato per lo più in inverno o primavera. Diritto o sciancrato, abbottonato sul davanti spesso a doppiopetto con collo e revers da uomo. Simile nel taglio ad un cappotto o ad un soprabito.
  • SARI: Abbigliamento tipico delle donne indiane, che consiste in un rettangolo in seta, cotone, senza tagli o cuciture da drappeggiare attorno al corpo. Lungo fino a terra, lascia scoperta una spalla ed è fissato con morbidi drappeggi sull’altra.
  • SARONG: Indumento tradizionale di uomini e donne della Malesia e dell’Indocina. È un pezzo di cotone o seta che si drappeggia chiudendolo sul lato, intorno alla vita o all’altezza del petto, in genere lungo fino ai piedi.
  • SCAMICIATO: Abito femminile senza maniche, dallo scollo solitamente arrotondato, ma anche diritto o quadrato, da indossare su di una camicia o su di una maglietta.
  • SMOKING: Abito da sera maschile, confezionato solitamente in panno o seta e lana. È costituito da una giacca mono o doppio petto nera, ma anche in altri colori. I calzoni sono neri con un gallone in seta sulla cucitura esterna. Completa il tutto una sorta di alta cintura in seta pieghettata che copre il punto vita.
  • TIGHT: Abito maschile da cerimonia, con giacca nera a falde larghe e lunghe, che partono sul davanti e pantaloni rigati nei toni del grigio nero. Un gilet grigio perla o bianco, accompagna generalmente il completo.
  • TUBINO: Abito semplice e casto di cui la versione più famosa è quella nera, classica e attillata. Il tubito, lanciato da Chanel e chiamato il petit noir, è l’emblema degli anni ’20.

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LOOK E STILI per la prima uscita

  • BASIC: Termine inglese entrato in uso negli anni ’80 e che letteralmente significa fondamentale. Basic si usa per designare un abbigliamento di facile uso, pratico, disinvolto, di tono piuttosto sportivo. Si riferisce a prodotti semplici e accessibili a tutti. Un buon basico è costituito da jeans, T-shirt e scarpe da jogging.
  • CASUAL: Termine inglese riferito all’abbigliamento, indica un modo di vestire informale, pratico, disinvolto, identificato da jeans e capi altrettanto comodi per lo più destinati al tempo libero.
  • COUNTRY LOOK: Stile mutuato dal guardaroba dei cowboy, dei pionieri americani dei films western.
  • DARK: Stile metropolitano spontaneo degli inizi degli anni ’80. Nero solo nero con qualche punta di rosso. Gli elementi principali dell’abbigliamento dark sono: capelli rasati tinti in nero o rosso, trucco scuro e pesante, pizzi e merletti con borchie e croci.
  • ETNICO: Termine nato negli anni ’60 quando gli stilisti cercarono ed esperimentarono nuovi approdi estetici, ispirandosi appunto agli abiti di popoli lontani e sconosciuti. Abito etnico molto spesso è un abito semplice e comodo oppure abilmente realizzato ed elaborato, ma soprattutto ispirato agli abiti-costumi di popolazioni che non appartengono al mondo occidentalizzato, soprattutto dal: Sudamerica, Africa, Oriente, Isole del Pacifico. Questa è la condizione per cui si può parlare di etnico. Il messaggio multiculturale si è ormai profondamente radicato nella moda contemporanea.
  • EXECUTIVE: Termine nato negli anni ’60 quando gli stilisti cercarono ed esperimentarono nuovi approdi estetici, ispirandosi appunto agli abiti di popoli lontani e sconosciuti. Abito etnico molto spesso è un abito semplice e comodo oppure abilmente realizzato ed elaborato, ma soprattutto ispirato agli abiti-costumi di popolazioni che non appartengono al mondo occidentalizzato, soprattutto dal: Sudamerica, Africa, Oriente, Isole del Pacifico. Questa è la condizione per cui si può parlare di etnico. Il messaggio multiculturale si è ormai profondamente radicato nella moda contemporanea.
  • FOLK: Voce inglese che sta a significare popolo. Nel campo dell’abbigliamento indica uno stile ricavato dai costumi popolari o contadini.
  • GLAMMER LOOK: Modo di vestire generalmente trascurato venuto di moda a fine anni ’60. Composto da abiti usati, jeans molto vecchi e rotti, camicie e maglioni molto grandi, gioielli orientaleggianti.
  • GYPSY LOOK: Modo di vestire degli anni ’70 che si ispirava al mondo dei gitani.
  • GIRLIE LOOK: Tipo di abbigliamento ispirato alle Spice Girls che doveva esprimere il potere alle ragazze. Il look consisteva in abiti trasparenti e sexy (stile lingerie), stivali alla cavallerizza, capelli raccolti in trecce.
  • INDIAN LOOK: Moda in auge alla fine degli anni ’60, quando si affermò tra i giovani un abbigliamento arricchito di frange, profili, cinturoni e allacciature asimmetriche.
  • JUNGLE LOOK: Stile che diventa di moda agli inizi degli anni ’90, ispirato a quella militare (tute mimetiche, stampati che riprendono motivi e colori della foresta tropicale).
  • MAO LOOK: Forma tipica dei completi che si ispirano all’abbigliamento da lavoro della Cina di Mao: giacca lunga accollata, monopetto con il collo a listello.
  • NUDE LOOK: Ha preso piede sul finire degli anni ’60 lanciato da Saint-Laurent e da allora non è mai passato di moda. Lo caratterizzano tessuti leggeri e trasparenti, spacchi vertiginosi, altrettante scollature audaci e sederi appena velati.
  • OVERSIZE: Tipo di moda che è costituita da un taglio sopradimensionato rispetto alle misure del corpo.
  • SPORTSWEAR: Indica i capi di vestiario sportivi o per il tempo libero.
  • TOTAL LOOK: Espressione che definisce l’outfit completo di una griffe, dalle linee di abbigliamento agli accessori.
  • VINTAGE: Nella moda, il vintage è riproporre tutto quello che era di moda nel passato. L’etimologia del termine in originale deriva dalla vendemmia e di conseguenza anche vino d’annata. D’annata sono anche gli abiti riproposti dal vintage.

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MAGLIERIA se si vuole, per prima uscita

  • ARAN: Tipo di maglieria associato alle popolazioni delle isole omonime, al largo della costa occidentale dell’Irlanda. Realizzato in lana grezza, nella sua gradazione naturale di bianco, il maglione Aran ha come caratteristica motivi a rilievo come trecce-nodi. Tradizionalmente usato per maglioni, dalla metà del ventesimo secolo è usato anche per cardigan, soprabiti e sciarpe.
  • ARGENTINA: Maglione accollato a girocollo, dritto e quasi rettangolare, con maniche lunghe all’attaccatura ampia realizzata in vari filati.
  • BULKY: Maglioni di lana portati in forma oversize.
  • CARDIGAN: Dal nome del conte di Cardigan, comandante della cavalleria inglese durante la guerra di Crimea. si tratta di una giacca di maglia di lana, senza collo nè risvolti, con maniche lunghe e abbottonatura sul davanti, indossata dal conte di Cardigan e da altri ufficiali durante la guerra di Crimea.
  • DOLCEVITA: Dicitura proveniente dal film di Federico Fellini che indica un pullover leggero, aderente e a collo alto, indossato dal protagonista del film, un reporter interpretato da Marcello Mastroianni.
  • FAIR ISLE: Maglione dai disegni geometrici e multicolori portato alla ribalta dal principe di Galles, il futuro re Edoardo VIII°, negli anni ’20. Prende il nome dall’arcipelago delle isole Shetland. Oltre i disegni geometrici, questo maglione è caratterizzato da un girocollo molto allargato.
  • LUPETTO: Maglia maschile e femminile realizzata nei materiali più diversi, caratterizzata dal collo che ben aderente sale fino a metà gola e non è doppiato.
  • POLO: Camicia di tessuto a maglia, con colletto e ribattitura anteriore abbottonata fino a metà petto, usata dai giocatori inglesi di polo già all’inizio del secolo. Generalmente di lana o di cotone, può avere maniche lunghe o corte.
  • TWIN SET: Voce inglese dove set sta per completo composto da due capi gemelli twin, in maglia eseguiti nello stesso colore e con lo stesso filato, di cui uno è una maglietta solitamente con maniche corte, l’altro un golfino aperto davanti e allacciato con bottoni.

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PANTALONI E CALZONI se si vuole per la prima uscita

  • BAGGY PANTS: Calzoni oltre misura, pieni di tasche e da indossare senza cintura. Sono tornati di moda con il trionfo dell’oversize comodo. Si ispirano agli abiti da lavoro, all’abbigliamento dei danzatori in prova, alle divise dei carcerati. Per le ultime generazioni sono soprattutto il simbolo di un modo di vestire molto ribelle e trend. Si portano appoggiati sui fianchi in modo da intravedere l’intimo.
  • BELL BOTTONS: Pantaloni nati per le divise della marina sono stati l’emblema di una intera generazione a cavallo tra gli anni ‘60/’70. Il taglio della gamba si allargava sul fondo tanto da ricordare la zampa di un elefante.
  • BLOOMERS: Pantaloni alla turca da portare sotto un’ampia gonna al ginocchio. Lanciati dalla femminista americana Amelia Bloomer nella seconda metà dell’Ottocento per contrastare la moda imperante delle crinoline.
  • BUMSTER: Pantaloni a vita bassa tanto da lasciar intravedere il sedere. Furono lanciati negli anni ’90 da Alexander McQueen.
  • CARGO PANTS: Pantaloni di taglio disinvolto e sportivo, larghi e comodi, con grandi tasche laterali applicate e coulisse in vita.
  • HIPSTER: Calzoni a vita bassa, che si appoggiano aderenti ai fianchi lasciando scoperto l’ombelico. Già di moda negli anni ’60, anche se in maniera più pudica di ora.
  • HOT PANTS: Pantaloncini molto corti che coprono appena il sedere.
  • KNICKERBOCKERS: Calzoni alla zuava fermati sotto il ginocchio con un bottone o una fibbia, del tipo che usavano gli immigrati olandesi in terra americana e che fondarono Nuova Amsterdam divenuta poi New York.
  • SHORT: Pantaloncini corti, in origine parte del vestito maschile, indossati dalle donne in versione di differenti lunghezze, dagli anni ’20 in poi.
  • ZAMPA DI ELEFANTE: Sono i classici pantaloni dei marinai americani. A vita bassa, stretti fino al ginocchio, da lì si aprono in una svasatura più o meno ampia, che imita la zampa d’elefante.
  • ZUAVA: Linea di pantaloni corti e larghi, serrati sotto il ginocchio con dei lacci o ganci. Anche linea di giacca degli anni ’20.

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STAMPE, MOTIVI E DECORAZIONI su t-shirt per la prima uscita

  • ANIMAL PRINT: Tendenza stilistica in voga fin dagli anni ’30 che usa tessuti e maglieria stampati con disegni e colori che riproducono la macchia dei felini e dei rettili.
  • ARABESCO: Tessuto che ripropone nei disegni lo stile dell’Arabia Saudita.
  • ARGYLE: Classico motivo a rombi o losanghe, ottenuto con l’intarsio a jacquard tipico dei calzettoni o dei maglioni scozzesi. Viene usato soprattutto in maglieria.
  • BATIK: Tessuto, derivato dal procedimento per colorare stoffe con disegni originari dell’Indonesia. Si spande la cera sulle parti disegnate, quindi la tela viene immersa in un bagno di colore, essiccato il colore e sciolta successivamente la cera, il disegno risalta.
  • BEDFORD CORD: Tessuto pesante in cotone equivalente al velluto a coste.
  • CAMOUFLAGE: Disegni a colori mimetici e tessuti stampati a macchie irregolari, spesso nei toni dei verdi, marroni e beige.
  • CHECK: Qualsiasi disegno a quadri del tessuto.
  • CHINE: Tessuto, soprattutto di seta, screziato, variegato, striato con disegni sfumati e contorni imprecisi, ottenuto con la stampa del motivo sui fili dell’ordito prima della tessitura.
  • DAMASCO: Tessuto ottenuto con disegni lucidi su fondo opaco, a motivi geometrici o floreali. Il damasco è sempre in tinta unita, mentre i tessuti damascati sono lavorati come il damasco, ma con filati di colori diversi.
  • DEVORE: Tecnica di lavorazione su velluto, praticabile anche su merletto e tessuto con i motivi ornamentali desiderati che si realizza usando un prodotto chimico che attacca la superficie lasciando il disegno voluto.
  • EFFETTO MINUTO: Si usa per indicare un tessuto con disegni a soggetti piccolissimi, tanto da sembrare quasi una tinta unita.
  • FIAMMATO: Tessuto con ingrossamenti irregolari che solitamente vengono considerati come difetti tecnici.
  • FILIGRANA: Decorazione di filo metallico finissimo in oro o argento, ritorto ed intrecciato.
  • GESSATO: Tessuto di lana pettinata o flanella, disegnato a sottili righe verticali chiare che sembrano appunto tracciate con il gesso.
  • GOBELIN: Tessuto ad arazzo intrecciato a mano o tessuto operato simile agli arazzi che riproduce quadri, dipinti a soggetti floreali, attraverso diverse trame ed orditi che danno vita a molteplici effetti e colori.
  • IMPRIME: Qualsiasi tessuto stampato, anche se gli imprimè più famosi sono quelli di seta o chiffon.
  • INFORMALS: Tessuti stampati con motivi astratti.
  • IRISE: Tessuti con riflessi madreperlacei.
  • JACQUARD: Stoffe di lana, cotone o altre fibre con effetto damascato.
  • LAME: Tessuti eseguiti con l’introduzione di fili metallici, oggi laminati sintetici piatti, lucentissimi e molto resistenti.
  • LAMPASSO: Tessuto di seta originario dalla Cina, a grandi disegni colorati su sfondi cupi impiegato per tappezzerie ed arredamenti, ma anche per paramenti ecclesiastici.
  • MELANGE: Filato ottenuto mischiando fibre di vari colori, normalmente bianche e nere o bianche e brune.
  • OMBRE: Termine usato per indicare un tessuto o un filato tinto in più gradazioni dello stesso colore da chiaro a scuro e da scuro a chiaro in una conseguenza ricorrente.
  • NIDO D’APE: Tessuto di lino, cotone o anche lana, con armatura che crea un disegno geometrico, a righe in rilievo, alternando incavi incrociati, che assomiglia alle cellette dell’alveare delle api.
  • PAISLEY: Particolare disegno orientale ricorrente sugli scialli a partire dall’Ottocento. Il disegno ripropone la pigna cachemire.
  • PATCHWORK: Patch – Pezza, toppa e Work – Lavoro. Stoffa di stile campagnolo, in genere a grossi quadri, che si ottiene cucendo assieme ritagli di tessuti differenti.
  • PIED DE POULE: Tessuto in cui i fili di trama e ordito di colori diversi formano una specie di scacchiera. Il nome si riferisce all’effetto ottenuto, simile alle impronte delle zampe di pollo.
  • PLUMENTIS: Tessuto molto leggero di cotone ricamato a piccolissimi pois in rilievo.
  • POIS D’ESPRIT: Tulle ricamato a piccolissimi puntini.
  • PROVENZALE: Tessuto di cotone a fondo scuro, nero, blu, rosso, marrone con stampati piccoli fiorellini bianchi o colorati.
  • QUADRI: Motivo ornamentale per tessuti promosso dai proprietari terrieri scozzesi a partire dall’Ottocento in alternativa al tartan. I quadri comunque, sono stati adattati ai disegni tradizionali dei clan, basandosi sui colori e sui motivi tartan.
  • RAMAGES: Si chiama tessuto a ramages quando su di una stoffa sono presenti rami e fiori più o meno stilizzati.
  • RUCHE: Striscia di tulle, pizzo, seta o altro materiale leggero, di varia altezza, arricciata o pieghettata, usata come ornamento e applicata su colli, tasche, orli e maniche di indumenti femminili.
  • TARTAN: Caratteristico disegno colorato a quadri o a fasce, delle stoffe usate dai clan scozzesi. Il nome deriva da un ampio scialle, appunto il tartan, usato sempre dai clan scozzesi.
  • ZEBRATO: Si dice di un disegno a strisce trasversali e irregolari chiare e scure bianche e nere che imitano il mantello della zebra.

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TESSUTI, FIBRE, PELLAMI E PELLICCE accettate per il set fotografico

  • ACETATO: Tessuto di fibre di acetato di cellulosa, usate anche in mischia con cotone, viscosa, seta, inventato in Germania nel 1869. L’acetato è usato in tutta la moda femminile per il suo aspetto simile alla seta. L’acetato può essere lucido od opaco, ha una mano morbida, è elastico e ha il vantaggio che non si stropiccia, non si restringe e asciuga in fretta.
  • ACRILICO: Fibra sintetica messa a punto negli Stati Uniti nel 1947; è tra le fibre la più leggera, resistente alla luce, ed ad ogni condizione climatica. Non infeltrisce, non si stropiccia, asciuga in fretta e non deve essere stirata. Per la sua capacità di trattenere il calore, è una fibra usata nell’abbigliamento invernale.
  • AERTEX: Tessuto di cotone a nido d’ape, introdotto in Inghilterra alla fine dell’Ottocento, oggi è usato per l’abbigliamento casual.
  • AGAVE: Fibra tessile che si ricava dalle foglie dell’omonima pianta grassa e che viene utilizzata per la fabbricazione di cordami.
  • ALPACA: Pelo dell’omonimo animale, della famiglia dei camelidi, originario delle regioni delle Ande Sudamericane. Viene qualificato come lana, è impiegato nella fabbricazione dei tessuti che portano questo nome.
  • ALCANTARA: È un tessuto molto fine e costoso, ha l’aspetto del camoscio o del velluto e si tratta come la pelle. Resistentissimo, non si stropiccia, si può stampare e ricamare. Impermeabile, è ideale per capospalla con interno di pelliccia.
  • ASTRACKAN: Conosciuto anche come agnello di Persia o, più semplicemente persiano, è il vello dell’agnello Karakul allevato in Russia. Il termine viene anche usato per definire una stoffa pesante, in maglia o tessuto, la cui superficie è costituita da una fitta trama di riccioli, che imitano il vello dell’animale.
  • BAIADERA: Tessuto stampato a fasce multicolori parallele e in contrasto. In origine era solo in seta, poi in altri filati quali il cotone ed il rayon.
  • BATISTA: Tessuto di cotone o lino molto fine e morbido e trasparente, spesso usato per la confezione di capi di biancheria intima. Secondo la tradizione il nome deriva da Baptiste de Cambrai che produsse per primo questo tipo di stoffa nel secolo XIII°.
  • BEMBERG: Fibra naturale elastica, resistente e facile da tingere, che appare alla fine dell’Ottocento come sostitutiva della seta.
  • BISSO: Il filato omonimo, leggero e finissimo, deriva dai filamenti setosi e lucenti secreti da alcuni molluschi bivalve. I filamenti si cardano, filano, tessono come la seta e si ottiene così una stoffa soffice, delicata e morbida.
  • BOUCLÈ: Fibra in molteplici materiali che si arriccia in superficie e ha molteplici usi in sartoria e maglieria. Famoso quello per i tailleur di Chanel.
  • BOURETTE: Tipo di tessuto realizzato con i cascami di seta che vengono scartati dal ciclo della lavorazione e che conferiscono alla superficie una caratteristica irregolarità.
  • BROCCATO: Dal verbo broccare, che in campo tessile significa ornare una stoffa con una tessitura a rilievo, il broccato è una preziosa stoffa lavorata con tessitura a jacquard, caratterizzata da disegni intessuti in rilievo, di solito fiori o figure in fili di seta, oro o argento. Il broccatello è più leggero del broccato e con rilievo meno accentuato.
  • BULGARO: O cuoio di Russia, è un pellame ottenuto dalla concia di pelli di cavallo, trattate con corteccia di pino, betulla, salice. È impermeabile ed emana un caratteristico aroma.
  • CACHEMIRE: Pregiata fibra naturale pettinata, ricavata dal vello della capra Kashmir che vive nella Mongolia Centrale, in Iran, Iraq, Turchia, Afghanistan, è da sempre sinonimo di lusso.
  • CALICOT: Tela di cotone molto leggera, greggia o stampata, originale di Calcutta da cui prende il nome, è usata per abiti da lavoro e per il tempo libero. In italiano è sinonimo di cotonina.
  • CAMMELLO: Fibra di lana. Il pelo del cammello dà origine ad un filato pregiato. È tratto dal sottopelo che in primavera si stacca naturalmente. I raccoglitori che seguono le carovane hanno un ruolo determinante nell’approvvigionamento della fibra. I peli più pregiati vengono dalla Mongolia e dal Golfo Persico. La lana dei cammelli e dromedari è rossiccia e morbida nelle tonalità naturali.
  • CANAPA: Fibra tessile estratta mediante macerazione e battitura dalla pianta omonima. Originaria dell’Asia Centrale, è coltivata oggi in molte regioni temperate come l’Europa e l’Italia. Se ne ricava un filato resistente e un tessuto dall’aspetto ruvido, a superficie irregolare, molto consistente.
  • CANAPINA: Tela di canapa, o anche di lino, più o meno fine e apprettata, si usa per imbottiture di giacche e per rinforzo nei pantaloni.
  • CANNETE’: Voce francese che significa pieghine a forma di cannuccia. Tessuto con sottili coste in rilievo un poco più marcate del gabardine.
  • CASENTINO: Tessuto di lana pesante, ruvido al tatto, rustico all’aspetto, talora mosso da alcuni brevi riccioli. Prende il suo nome dal luogo di origine, il Casentino, regione montana della Toscana nell’alta valle dell’Arno. Originariamente veniva tessuto in soli due colori: un caldo arancione e un vivido verde bandiera.
  • CASCAME: Residuo o scarto o sottoprodotto della lavorazione tessile. I cascami vengono talvolta impiegati per ottenere effetti speciali in filati e tessuti.
  • CHARMEUSE: Termine di gergo commerciale usato per definire un tipo di tessuto ad armatura raso, caratteristico per il diritto lucente e il rovescio opaco. Questo tipo di tessuto era molto usato negli anni ‘30/’40 per abiti da sera nei pesi consistenti e per biancheria intima nei pesi più leggeri.
  • CHEVREAU: Pelle di capretto usata per confezionare cinture, borsette e scarpe, conciata al cromo e lucidata.
  • CHIFON: Termine francese per velo, mussola. Tessuto di seta o fibre sintetiche, solitamente portata in vari strati e a tinte delicate. Tessuto trasparente in armatura a tela a base di filati fortemente torti: è estremamente leggero ma resistente oltre ad avere una mano soffice.
  • CHINZ: Termine che nella sua derivazione dalla lingua indu indica l’origine indiana di questo tessuto di cotone stampato, che un sottile strato di amido rende lucido ed impermeabile. Usato nell’arredamento già nel ‘600, stampato in accordo al gusto dell’epoca a fiori, frutta e coloratissimi uccelli. Il chinz, dal tempo della dominazione inglese in India, cominciò ad essere prodotto in Inghilterra ed Irlanda e di qui si diffuse in tutta Europa.
  • CINCILLA’: Soffice pelliccia, dal pelo fitto e lungo, dell’omonimo roditore originario della catena delle Ande. Il pelo è di solito grigio chiaro con una striatura nera che percorre tutta la lunghezza della coda.
  • CINIGLIA: Tessuto con una superficie particolare simile al velluto ma con il pelo alto e spugnoso. Fu inventata in Francia nel ‘600 ed è ricavata da un filato ritorto che ha inserite tra i capi delle fibre vellutate.
  • COIRA: Fibra naturale grossolana e di colore bruno, ottenuta dalle fibre del guscio della noce di cocco.
  • COTONE: Fibra tessile ricavata dalla peluria che ricopre i semi dell’omonima pianta. Il tessuto che si ottiene viene usato per ogni tipo di indumento, sebbene si addice maggiormente all’intimo e alla realizzazione di capi leggeri per la stagione estiva.
  • CREPE: Tessuto di vario peso, ottenuto con filato fortemente ritorto, con un aspetto granuloso e rugoso:
  • CREPE DE CHINE: Non trasparente, morbido e liscio, lucido od opaco, spesso stampato.
  • CREPE GEORGETTE: Tessuto liscio, trasparente a grana finissima, è il più tipico e leggero di tutti i crepe.
  • CREPE MAROCAIN: E’ il più pesante, con trama leggermente in rilievo che crea un effetto di sottili costine.
  • CRETONNE: Dal nome di Creton, cittadina della Normandia. Robusta tela di cotone di peso medio, generalmente stampata, usata a volte anche nella camiceria maschile.
  • CRINE: Dal latino “crinis”, capello. Pelo della criniera o della coda del cavallo o di altro animale con cui si realizza un tessuto rigido utilizzato come supporto interno di indumenti, quali giacche e cappotti.
  • DAMASCO: Tessuto operato in effetto damasco, è ottenuto con disegni lucidi su fondo opaco, a motivi geometrici o floreali. Di origine cinese, attraverso l’India e la Persia giunse a Damasco in Siria, che nel Mediterraneo era il più importante centro tessile. Il damasco è sempre in tinta unita, mentre i tessuti damascati sono lavorati come il damasco ma con filati di colori diversi.
  • DENIM: Tessuto di cotone a trama diagonale a fili bianchi e blu, da cui l’origine del termine.  Grazie alla sua robustezza, durata, lavabilità e  facile manutenzione è associato dalla sua nascita all’abbigliamento da lavoro. La produzione di massa di jeanseria, dagli anni ’70 in poi, lo elegge a divisa giovane per eccellenza.
  • DRALON: Fibra sintetica, di produzione tedesca, nelle sue caratteristiche simile alla lana.
  • DRAP: Panno molto fine di lana pettinata, morbido, setoso, adatto per abiti da sera. Il drap pettinato è adatto per abiti eleganti e da cerimonia, come lo smoking e il frack, il cardato per soprabiti da uomo.
  • DRILL: Tessuto di cotone molto robusto e pesante, simile al denim ma più leggero. Nel passato era usato per la confezione di divise militari o abiti coloniali.
  • ERMELLINO: L’ermellino appartiene alla famiglia delle donnole, però è più grosso e ha la coda più lunga terminante in un ciuffo nero. Durante l’inverno l’animale cambia pelo e dal colore bruno che ha normalmente acquista un colore bianco candido, tranne la punta della coda che rimane nera. Un tempo veniva usato solo per manti regali, ed era infatti il simbolo della regalità. Le migliori pellicce di ermellino provengono dal nord della Siberia.
  • ECRU’: Indica un tessuto crudo o filato allo stato greggio. Può anche essere usato per indicare il colore naturale di un filato.
  • EPONGE: Termine francese per spugna, riferito ad un tipo di tessuti spugnosi, porosi e morbidi molti dei quali in cotone, popolari sino dagli anni ’30, per l’abbigliamento estivo e da spiaggia.
  • ETAMINE: Tessuto in tela, di cotone o fibre sintetiche. Molto leggero e trasparente, ma robusto. E’ usato come rinforzo in sartoria, nei tendaggi o come supporto per ricami.
  • FAILLE: Tessuto di seta o fibre sintetiche, di aspetto simile al taffetà, ma a grana più marcata, con coste evidenti in diagonale. Viene usato per abiti da gran sera.
  • FELPA: Tessuto di cotone più o meno pesante, con un lato peloso, morbido e vellutato. Dà il nome ai capi confezionati in questo tessuto, dalle felpe per jogging e ginnastica, ai maglioni elementi indispensabili del vestire casual. Hanno fatto epoca negli anni ’60 le felpe con stampato il nome delle università americane.
  • FELTRO: Già conosciuto dai Sumeri. Materiale non tessuto ma ottenuto pressando un intreccio di peli o fibre animali, dopo averlo trattato con vapore o particolari sostanze chimiche. Il feltro usato per abbigliamento e accessori, dà anche il nome ad un cappello classico, sia maschile che femminile, con falda rialzata e cupola ornata da un nastro in gros grain.
  • FIANDRA: Tessuto in lino molto pregiato, proveniente dalle Fiandre. Fabbricato su telai, che creavano un disegno geometrico o floreale, in origine era usato solo per la biancheria da tavola o da bagno.
  • FILANCA: Nome commerciale di una fibra sintetica, elastica e opaca di mano morbida. Molto usata per la calzetteria e per i costumi da bagno.
  • FLANELLA: Tessuto di lana o cotone rifinito con particolari finissaggi.
  • FLISELLINA: Impasto di fibre artificiali e sintetiche, simile ad un feltro ma sottilissimo e reso rigido con appretti, prodotto espressamente per rinforzo di abiti.
  • FRESCO: Tessuto di lana particolarmente leggero per abiti estivi da uomo e da donna.
  • FUSTAGNO: Tessuto di cotone poco pregiato, molto robusto e con l’aspetto che ricorda le pelli scamosciate.
  • GABARDINE: Tessuto resistente ad armatura diagonale con struttura serrata, liscia e ben rasata. Può essere costituito da fibre naturali come lana e cotone oppure sintetiche e può essere di diversi pesi. Molto usato per la confezione di pantaloni, gonne, impermeabili.
  • GARZA: Nome originario da Gaza in Siria, è un tessuto leggero in cotone, seta, lana. Trasparente e sottile, irregolare e morbido, a trama aperta e rada.
  • GIAGUARO: Detto anche tigre d’America. E’ un felino da cui si ricava la pelliccia di colore fulvo, con macchie nere piene o ad anelli, con all’interno macchie più piccole.
  • GRANITE’: Termine per indicare un tessuto di lana granuloso al diritto e liscio al rovescio.
  • GRISAGLIA: Termine generico per indicare qualsiasi tessuto specialmente in lana con filati grigi o con effetto grigio.
  • GROS-GRAIN: Espressione francese che sta a significare a grana grossa. Tessuto compatto di solito in seta e in forma di nastro o di fettuccia con pronunciate nervature.
  • GUANACO: Lama delle Ande non addomesticabile. Fibra tessile ricavata dall’omonimo animale, che ha un mantello giallo rossiccio.
  • HIMALAYA: Tessuto di cotone tipo tela con fiamme irregolari in trama simile a quello dello shantung.
  • IKAT: Tipo di tessuto di seta prodotto a Giava, Sumatra ed Indonesia.
  • INDIANA: Tela a colori vivaci, solitamente di cotone o di altra fibra.
  • INTERLOCK: Tessuto di cotone a maglia molto simile al jersey di lana.
  • IUTA: Fibra tessile ricavata da una pianta della famiglia delle tigliacee, analoga alla canapa, utilizzata per farne cordami, spaghi, sacchi. E’ coltivata prevalentemente in India e nel Pakistan.
  • JERSEY: Tessuto di maglia, morbido ed elastico che si cominciò a diffondere nell’ottocento nell’isola di Jersey per capi sportivi e comodi.
  • KARACUL: Pelliccia nera e ricciuta ottenuta dalla pecora da cui prende il nome, originaria delle regioni meridionali della Russia.
  • KASHA: Tessuto di maglia morbido e setoso, ottenuto dalla mischia di lana e vello di capra.
  • KARNAK: Cotone egiziano molto pregiato che ora non viene più coltivato. Si continua però ugualmente ad usare il termine karnak per i cotoni finissimi e pregiati.
  • KEFIYEH: Indica un telo di stoffa tessuto a piccoli rombi geometrici, usato come copricapo dai beduini, è anche simbolo della lotta palestinese per l’indipendenza da Israele.
  • LAMBSWOLL: Lana di agnello inglese, particolarmente soffice e pregiata, usata per confezionare tessuti o maglie molto delicate. Questa lana proviene da un agnello di 6/8 mesi, tosato per la prima volta e quindi di qualità finissima, e le sue fibre sono chiuse all’apice perché mai tagliate prima.
  • LANITAL: Fibra artificiale tratta dalla caseina del latte. Scoperta nel 1935. Essendo l’anno delle sanzioni e dell’autarchia che propagandava l’autosufficienza dell’Italia, fu prodotto dalla SNIA viscosa.
  • LEACRIL: Fibra sintetica prodotta in Italia. Ha molti vantaggi: è resistente e morbida, leggera, soffice ed elastica.
  • LENCI: Panno leggero e compatto di vari colori. Prende il nome dalla ditta fondatrice che per prima lo produsse a Torino. Il panno viene impiegato per la confezione di pupazzi e orsacchiotti.
  • LINO: Una delle più antiche fibre vegetali conosciuta fino dal 6000 a.c. Venne fin dall’antichità consacrato tessuto regale e destinato alle vesti regali e sacerdotali. Per secoli è stato legato a rituali divini. Dalla pianta del lino si estraggono fibre destinate alla filatura e tessitura e grani oleosi impiegati a scopi industriali e medicinali.
  • LUREX: E’ il marchio di una fibra metallica introdotta sul mercato americano negli anni ’40. E’ sempre in mischia con lana, seta o cotone.
  • MACRAME’: Di origine araba come nome e come lavorazione, è un pizzo molto pesante e consistente, formato da una serie di nodi e intrecci.
  • MADAGASCAR: Tipo di seta rarissima ma molto pregiata, che si ricava dalla bava di un ragno che vive appunto in Madagascar.
  • MADRAS: Tessuto leggero di cotone originario dall’omonima città dell’India prodotto a righe o a quadri, viene usato prevalentemente in camiceria.
  • MAKO’: Varietà pregiata di cotone egiziano, di colore giallo-rossiccio. E’ così denominato dal suo primo coltivatore da cui prese il nome Makò Bey. Oggi si dà questo nome a tutto il cotone proveniente dall’Egitto.
  • MATELASSE’: Indica quei tessuti di lana o seta leggermente imbottiti e trapuntati.
  • MERINOS: Razza di pecore originarie della Spagna che è stata esportata e incrociata in tutto il mondo. Famosissima per la finezza del suo vello.
  • MAROCCHINO: Tipo di cuoio ottenuto, conciando pelli di pecora, capra o montone con una concia vegetale chiamata sommacco.
  • MOHAIR: E’ il pelo della capra d’angora allevata nella regione anatolica, nel nord Africa, nel Texas, in Messico. E’ pelo fine, soffice, lungo, lucente anche dopo la tintura.
  • MOIRE’: Indica un tessuto di seta a riflessi cangianti, che presenta marezzature. Usato per abiti da gran sera.
  • MONGOLIA: Pelliccia ricavata dal vello del montone o dell’agnello provenienti dalla Mongolia, con un pelo molto folto, lungo e ricciuto. All’origine solo bianca e beige è stata tinta in tutti i colori. Molto di moda nell’abbigliamento etnico degli anni ’70.
  • MOUFLON: Tessuto usato soprattutto per cappotti, è a pelo lungo, molto folto, caldo e soffice. Il nome deriva dalla pecora selvatica simile alla capra che vive in regioni impervie dell’Europa Meridionale.
  • MUSSOLINA: Tessuto leggero, finissimo trasparente anche se lievemente croccante per la sua semplice armatura a tela, grazie al suo filo ritorto. Originario della città di Mossul in Iraq da cui prende il nome, può essere realizzato in cotone, seta o lana.
  • NABUK: Varietà di cuoio scamosciato dall’aspetto robusto ma dalla mano vellutata, ricavato dal cervo o dall’alce.
  • NANCHINO: Stoffa di colore giallo marrone e di cotone, in origine tessuta a mano a Nanchino in Cina. E’ stata molto di moda a metà dell’ottocento per l’abbigliamento estivo.
  • NAPPA: E’ un tipo di pelle che, sottoposta a particolare conciatura al cromo, acquista una tale lucentezza, morbidezza, elasticità da diventare particolarmente adatta alla confezione di abiti, giacche, mantelli e guanti.
  • OCELOT: Pelliccia confezionata con le pelli dell’ocelot, chiamato anche gattopardo d’America, a fondo giallo chiaro con macchie scure oblunghe.
  • ORBACE: Tessuto di lana grezza fatto a mano, tipico della Sardegna, usato per confezionare i costumi tradizionali. Venivano confezionate in orbace le divise fasciste.
  • ORGANDIS: Tessuto simile al velo, fabbricato in origine con il filato organzino di seta, ma attualmente anche con altri filati, molto trasparente e reso rigido dall’apprettatura.
  • ORGANZA: E’ un tessuto fine e trasparente di seta o altri materiali, reso rigido da un finissaggio chimico.
  • ORMESSINO: Tessuto di seta, leggero e pregevole, giunto per la prima volta dalla città persiana di Ormius da cui probabilmente prende il nome.
  • ORGANZINO: Tessuto leggero, ottenuto con il filato omonimo in seta a due capi o più fortemente ritorto, assomiglia alla mussolina, ma meno morbido, più compatto e robusto.
  • ORSETTO: Calda pelliccia in mohair realizzata con una mischia di mohair e poliammide.
  • OTTOMANO: Tessuto di medio peso a struttura serrata, con coste orizzontali ben marcate ed evidenti. Realizzabile in più filati: seta, cotone, lana, rayon.
  • PELLE D’UOVO: Tessuto finissimo in cotone molto compatto e resistente, simile alla pelle d’uovo per colore e sottigliezza. Usato per biancheria intima femminile.
  • PELUCHE: Tessuto sintetico o naturale, caldo, con superficie pelosa, simile alla felpa e al velour, ma con pelo molto più lungo.
  • PERCALLE: Tessuto di cotone ad armatura tela, usato per camicette e biancheria intima.
  • PETIT – GRIS: Pelliccia ottenuta con il pelo folto e morbido dello scoiattolo siberiano. Di colore grigio naturale, ma spesso tinta in altri colori, fu di gran moda negli anni ’40.
  • PILE: Tessuto sintetico morbido, idrorepellente, fortemente isolante, caldissimo. Usato per le sue qualità dapprima per tute e altri capi di abbigliamento sportivo, oggi viene usato per realizzare pigiami e altri capi di abbigliamento e accessori.
  • PIZZO: Detto anche trina o merletto. Da un punto di vista tecnico le categorie di pizzo sono due: quello eseguito ad ago e quello al tombolo. Il pizzo compare sulla scena del tessile relativamente tardi, nella seconda metà del 1500. Poli d’interesse internazionale del pizzo saranno Venezia e le Fiandre, all’inizio la prima per il pizzo ad ago e la seconda per il pizzo al tombolo.
  • PLISSE’: Qualsiasi tessuto pieghettato.
  • QUIANA: Tipo di nylon leggero e ingualcibile, tessuto in stoffe o maglie utilizzate per l’alta moda.
  • RAFIA: Fibra tessile ricavata dalle foglie di una specie di banano selvatico. La pianta ha foglie molto grandi e lunghe sino a 180 cm, il cui strato epidermico superiore rappresenta la rafia propriamente detta.
  • RASO: Termine che deriva dall’aggettivo raso, che significa privo di sporgenze e asperità. Indica una stoffa con armatura della tessitura, in cui le intersezioni tra ordito e trama sono ridotte al massimo. Da questa caratteristica deriva l’aspetto molto liscio e lucido uniforme di tali tessuti.
  • RASATELLO: Tessuto di cotone in armatura raso con lucentezza attenuata.
  • RENARD: E’ la pelliccia di volpe argentata dal pelo lungo, folto e morbido. Era anche la volpe intera, trattata con tanto di testa, coda, zampette e occhi di vetro che si portava intorno al collo sul tailleur nel periodo tra le due guerre.
  • REPS: Tessuto molto robusto in lana, cotone o seta, a coste longitudinali o trasversali, detto anche canetè.
  • RENSA: Tela bianca e molto fine di lino, prodotta originariamente a Reims, città francese da cui deriva il nome.
  • SANGALLO: Varietà di tessuto a pizzo, in cotone, lino, rayon per abiti un poco infantili, gonnelline estive, camicie da notte di sapore retrò. Originario di San Gallo, cantone della Svizzera.
  • SATIN: Termine generico per qualsiasi tessuto di cotone o seta, particolarmente lucido e liscio.
  • SCIAMITO: Tessuto di seta di peso consistente, già in uso a Costantinopoli e adattissimo ad essere ricamato.
  • SHETLAND: Nome delle isole al largo della costa scozzese. Si chiama così la lana di particolari pecore di queste isole da cui si ricavano tessuti o maglieria cardati, con la caratteristica superficie cosparsa di lunghi peli. Il termine è poi stato applicato genericamente a ogni filato di lana che produce una superficie simile. Negli anni ’60 veniva chiamato shetland un tipo di maglione di lana leggermente ruvida e dai colori brillanti.
  • STAMIGNA: Tessuto di cotone robusto a intreccio rado, simile alla garza. Attualmente viene usato per supporto al ricamo e per la confezione di abiti e bluse folk.
  • STOPPA: Cascame di lino e della canapa, usato per imbottiture in genere.
  • STRETCH: Dall’inglese to stretch che significa tirare, indica non tanto un tessuto vero e proprio, ma tutti quelli che presentano la caratteristica di essere elasticizzati.
  • TAFFETA’: Dal persiano “taftah”. Uno dei più bei tessuti di seta, con una struttura serrata e quasi rigida, di aspetto brillante e luminoso frusciante ad ogni minimo movimento. Esiste anche in fibre artificiali e sintetiche.
  • TASMANIA: Isola a sud dell’Australia dove si producono lane particolarmente pregiate di eccezionale finezza con cui si fabbricano tessuti pettinati di ottima qualità perfetti per la stagione primaverile.
  • TELA: Nome generico di tessuto ottenuto con metodo di tessitura classica, che è il più semplice perché in esso ogni filo di ordito si intreccia simmetricamente con ogni filo della trama.
  • TERITAL: Fibra sintetica poliestere, la più conosciuta di tutto il gruppo dei poliesteri. Viene solitamente utilizzata in mischia con altre fibre naturali per esaltare le caratteristiche di queste ultime.
  • TULLE: Tessuto leggerissimo in garza o seta a trama rada e maglie sottili, molto vaporoso, si usa in strati spesso sovrapposti.
  • TUSSOR: Tessuto in seta, selvaggia, prodotta in Cina e India. Filato molto lucente e irregolare che proviene da bachi cresciuti allo stato naturale.
  • VALENCIENNE: Finissimo merletto, molto pregiato, lavorato a fuselli in filato di lino, con fondo a rete riccamente decorato con svariati motivi.
  • VELCRO: Nastro biadesivo formato in realtà da due strisce diverse di cui una si attacca all’altra.
  • VELLUTO: Stoffa intessuta con un pelo corto, morbido e denso che dà alla superficie un aspetto liscio, compatto, brillante.
  • VISCOSA: Fibra artificiale di cellulosa derivata dalla polpa del legno molto usata per maglie, abiti, soprabiti e bluse per il tempo libero.
  • VICUNA: Tessuto di morbidezza e sofficità eccezionali ricavati dalla lana di un piccolo camelide delle Ande da cui prende il nome.
  • VOILLE: Tessuto molto leggero e trasparente, di solito in seta o cotone, ottenuto con filati molto sottili e ritorti.
  • ZEFIR: Prende il nome dal vento leggero o zeffiro, questo tessuto leggero e delicato, può essere in cotone o in altri materiali. Indicato nella confezione di camicie.

 

PIGIAMA
Ormai diventato di moda nel periodo del covid: Il termine deriva dalla lingua indiana PAJAMA e significa letteralmente copri gambe. Negli anni ’20 Chanel lo lancia come indumento elegante per le spiagge di Deauville e Biarritz. All’origine è solo indumento da notte, usato alla fine dell’ottocento dagli inglesi e dai viaggiatori tropicali. Importato in Europa dopo la grande guerra, lo portarono anche le donne al posto della camicia da notte.
Il termine originale faceva riferimento a dei pantaloni larghi e leggeri, utilizzati in Asia da entrambi i sessi. In occidente invece per pigiama si intende un indumento composto da due «pezzi», derivato dall’originale, ed utilizzato come capo di abbigliamento per il sonno, ma anche per l’abbigliamento casalingo, sempre da entrambi i sessi.
Tradizionalmente il pigiama è composto di due pezzi: un pantalone, ed una parte «superiore», che può consistere in una camicia abbottonata sul davanti, o una maglia. Esistono pigiami, per lo più realizzati per i neonati ed i bambini, in cui le due parti sono unite in un unico capo, fornito di piedi che viene aperto sulla parte anteriore del petto. A seconda della stagione il pigiama può avere maniche più o meno corte (o non averle affatto), pantaloni corti o lunghi, ed essere realizzato in cotone o flanella, e nei modelli più lussuosi, in seta o satin. Esistono anche pigiami realizzati in fibre sintetiche come lycra o poliestere.
Essendo un capo di abbigliamento, il cui principale obiettivo è far avere il massimo comfort al proprio indossatore, il pigiama è spesso oggetto di molte personalizzazioni. Non è raro per esempio che venga indossato soltanto il pantalone del pigiama, abbinato ad una maglietta o a torso nudo. O che esso stesso consista di due capi di abbigliamento, non specificatamente nati come pigiama (per esempio un pantalone di tuta e una maglietta). L’utilizzo del pigiama è spesso esteso anche all’abbigliamento casual famigliare e casalingo, a volte indossato insieme ad una vestaglia per coprirsi maggiormente dal freddo. Anche le fashion blogger vanno a dormire. Ma cosa preferiranno? Pigiama o camicia da notte? E quando devono stare in casa cosa preferiscono indossare? Abbiamo fatto qualche domanda a delle amiche del settore e abbiamo chiesto anche qualche consiglio per voi. Perché anche tra le quattro mura di casa ci vuole stile 😉.

  • Quando sei in casa che tipo di abbigliamento preferisci. C’è una linea/marca in particolare che consiglieresti a chi legge?
    Di solito per il periodo invernale mi piace indossare un pigiama ispirato a Bambi oppure tute comode a manica lunga con pantaloni stretti in fondo, oppure leggings e grandi felpe. Sto considerando anche l’ idea di un pigiama a tuta  ispirato agli unicorni che tenga più caldo.
    In estate indosso invece pantaloncini corti e t-shirt.
    E’ difficile consigliare uno specifico brand perché spesso adatto a pigiama anche indumenti nati come abbigliamento sportivo e casual. Il consiglio che do è di avere almeno per l’ inverno un pigiama veramente caldo che possa essere anche spiritoso, mentre per l’estate c’è maggior libertà,  ma mi raccomando di abbinarlo ad una bella lingerie e delle calze di qualità , perché un pigiama spiritoso può essere sexy, mentre un look casalingo e sciatto da Bridget Jones è solo ridicolo.
  • Pigiama o camicia da notte?
    La maggioranza delle volte come ho detto indosso il pigiama, ma vista la mia passione per la biancheria da notte vintage, vorrei cominciare a cercare camicie da notte che assomiglino a quelle del primo ‘900 perché sono perfette per l’ estate e molto fresche.  Maglietta larga e culotte e raramente sottoveste in seta
  • L’accessorio più buffo che hai per stare in casa?
    Non mi viene in mente nulla di particolare, se non il mio pigiama di Bambi , non possiedo ciabatte imbottite con gli animali , come ciabatte indosso delle slipper glitterate. Un paio di pantofole della Disney con la faccia di Pluto. Le pantofole, il mollettone in testa, chi segue i miei video su stories lo sa bene sono una vera e propria desperate housewife.

 

FITNESS
Parole d’ordine: comodità, igiene e salute. La Fashion Week è finita da poco e anche noi ci siamo fatti ispirare dal mood modaiolo che si respira in città. E se persino Fila, storico brand di sportwear, quest’anno è salito in passerella, non potevamo certo non dire la nostra. Abbiamo chiesto ai nostri trainer di darci consigli sull’abbigliamento perfetto , utili per chi ha appena iniziato e anche per chi, dopo tanti anni di sport, si sente a corto di idee.

Vestirsi bene per sentirsi bene. Sentirsi bene quando ci si allena dipende anche dal tipo di abbigliamento, dal tessuto scelto e, soprattutto, dal colore. Una delle tendenze di questa primavera-estate sono i colori fluo, per esprimere l’energia che traiamo dall’allenamento. Se sei, ad esempio, un tipo da total black, potresti acquistare calzini o scarpe fluo, per creare quel contrasto che può darti la carica giusta.

Avere una tenuta per il fitness che ci fa sentire bene quando ci guardiamo allo specchio può essere molto importante anche  per trovare la giusta motivazione. I vestiti che usiamo per allenarci devono funzionare come una seconda pelle: se sono scomodi l’allenamento può diventare motivo di stress, e senza accorgercene stiamo rinunciando a parte dei benefici dell’attività fisica, come la diminuzione dell’ansia e l’aumento dell’autostima. Allora, nello stesso modo in cui scegliamo di dedicare del tempo al movimento perché sappiamo che ci fa bene, dedichiamo il giusto tempo anche alla scelta dell’abbigliamento tecnico per allenarci: fa bene a noi, al nostro corpo e al nostro buonumore.

Libertà di movimento, sostegno e traspirazione sono le regole d’oro da seguire per scegliere l’abbigliamento giusto per la palestra. Ricorda che non stai andando a una festa: l’abbigliamento migliore è quello che ti permette di allenarti al meglio proteggendo e sostenendo il tuo corpo. Al di là dell’abbigliamento specifico per alcuni tipi di sport, scegliere i vestiti giusti per allenarsi è fondamentale. Anzitutto per una questione di igiene. Meglio preferire tessuti tecnici traspiranti ed evitare tessuti sintetici che non fanno traspirare la pelle. Se pratichi attività ad alta sudorazione, fai attenzione al cotone che, asciugandosi lentamente, espone al rischio di contratture e dolori muscolari.  Allo stesso modo, allenarsi senza maglietta o con un crop top, può essere la causa di un bel raffreddore, complice l’aria condizionata presente in molte strutture. Una menzione speciale meritano i calzini: i più tecnici sono fatti di un cotone speciale, traspirante ed elasticizzato. Una particolare attenzione va inoltre data all’intimo: meglio preferirlo senza cuciture, che permetta alla pelle di respirare e, nel caso delle donne, sostenga bene il seno.

Un altro aspetto molto importante da considerare quando facciamo shopping per la palestra è la comodità: per favorire i movimenti di braccia e spalle, utilizza magliette non troppo larghe e pantaloni aderenti, tipo leggings, per le attività conscious. Per le attività cardio, invece, via libera a calzoncini e tessuti tecnici che non lasciano a lungo la schiena e l’addome bagnati. È importante ricordare, quando si usano le attrezzature per il fitness, di indossare magliette a maniche corte per il proprio igiene e quello altrui. In generale, quando ci si allena è preferibile non indossare oggetti metallici e gioielli. Per chi ha i capelli lunghi,  meglio raccoglierli in una coda o una treccia. Infine, per permettere alla pelle di traspirare, è bene struccarsi prima dell’allenamento e non utilizzare profumi.

Se parliamo di scarpe, molto dipende dall’attività che si pratica con maggiore frequenza. Se per le attività conscious, come Yoga, Pilates e Body Balance, è preferibile praticare scalzi, per attività aerobiche e cardio è consigliabile un modello di calzatura sportivo, leggero e ammortizzato. Scegli per la palestra delle scarpe che poi non userai fuori. Fondamentale è sostituire le scarpe ai primi segni di cedimento per evitare dolori ai piedi e alle articolazioni.

Ad ogni allenamento l’accessorio giusto l’asciugamano ad esempio , per raccogliere il proprio sudore, quando ci si allena e quando ci si rilassa alle terme, è importante portare sempre con sé un asciugamano. Accessorio importante non solo dal punto di vista della salute, ma anche dell’igiene.

Consigli di una nostra amica fashion-blogger : Una delle cose che vi crea più spesso confusione è la distinzione tra abbigliamento casual e sportivo. Non poche volte, infatti, utilizzate questi due termini come fossero sinonimi, ma sappiate che non lo sono affatto. Vediamo dunque le sostanziali differenze tra i due “stili”, laddove però, in realtà, solamente uno è uno stile nel vestire, mentre l’altro è una divisa tecnica, spesso una accozzaglia di cose che hanno semplicemente la funzione di farci stare comode mentre sudiamo copiosamente. La vita frenetica, ripartita tra lavoro, casa, famiglia e, se siamo fortunate, tempo libero, spesso ci porta a scegliere per le nostre  interminabili giornate un abbigliamento confortevole, che ci permetta di affrontare lunghe sessioni di lavoro, corse a scuola a prendere i bambini, spese e commissioni varie.

Ma come distinguere un abbigliamento casual da uno sportivo?

Maglie, bluse, giacconi e tanto altro

Ovvero tutto ciò che indossiamo nella parte superiore del corpo.

CASUAL: Camice, maglie, anche t- shirt carine e stilose, magari disegnate da qualche giovane creativo. Tutto questo, con fantasie, tessuti e colori differenti, è adatto ad uno stile casual. La scelta dei tessuti, ad esempio, caratterizza tipicamente uno stile piuttosto che un altro. Così come le fantasie. E va da sé che per un look confort e informale, scegliamo cotone e non seta, tinta unita o fantasie semplici come quadretti o pois e non arabeschi o uccelli del paradiso.

Maglioni girocollo oppure a V, da cui spunta il colletto della camicia. O ancora cardigan o giacche destrutturate magari in maglia con sotto un lupetto.

Giacconi, anche corti, o – ma questo qui lo dico e qui lo nego – piumini. Se proprio scegliete questo orrendo capo, perlomeno optate per un modello sagomato, o con un tessuto particolare, ed evitate il nero, se potete.

SPORTIVO: Non fa parte invece dell’abbigliamento casual la felpa, che sia di marca prettamente sport o meno. Qualcuno ha pure ritenuto di fare abiti e giacche con il tessuto che fino a qualche tempo fa era ad esclusivo appannaggio dell’abbigliamento sportivo. Ma in un tempo molto breve, questo materiale tende a sformarsi assumendo connotati inquietanti.

Se non siete liceali o universitari … appena usciti dal liceo, questo capo non può far parte del vostro abbigliamento quotidiano. A meno che non siate insegnanti di ginnastica.

Se invece utilizzate le t-shirt del vostro benzinaio di fiducia, o quelle con le scritte motivazionali (che peraltro leggono gli altri e non voi per cui o siete molto altruiste o non comprendo perché le indossiate) o peggio ancora, quelle di marche prettamente sport, spesso aderentissime perché in tessuti tecnici tanto utili e comodi quando fare sport ma davvero orrendi a vedersi, ecco, allora siete perfette per la palestra. Ma se pensate di indossare questi capi per andare a lavoro o anche semplicemente per andare a farvi una passeggiata in centro con le amiche, sbagliate, ma sbagliate tanto.

Pantaloni, shorts, gonne, abiti Ovvero tutto ciò che indossate nella parte inferiore del corpo.

CASUAL: chi veste casual tendenzialmente utilizza i pantaloni ritenendoli molto più comodi di gonne e vestiti.

In realtà non ho mai compreso cosa ci sia di confortevole nei pantaloni: comprimono la pancia, tirano il cavallo, costringono. E nemmeno ho mai compreso cosa ci sia di scomodo negli abiti tout court, tanto da far decidere a parecchie donne di riservarli solamente alle occasioni particolari.

Se non siete maestre d’asilo e non trascorrete il vostro tempo a rotolarvi sul pavimento per recuperare il monello di turno, non capisco, se fate una professione normale, perché non scegliate un abito che non stringe, vi lascia libere di muovervi, non comprime l’addome quando siete sedute per otto ore alla vostra scrivania, e soprattutto, se si tratta di un pezzo unico, non dovete pensare all’abbinamento tra sopra e sotto.

Comunque, tornando al nostro pantalone, dal ‘modello jeans’ al vero e proprio jeans, tanto amato sia da chi sceglie lo stile casual che uno stile più metropolitano, i modelli di pantaloni, ad esclusione di quello dritto con la riga che viene scelto maggiormente da chi predilige uno stile classico, vanno tutti bene. Anche qui, ciò che determina la scelta stilistica sono i tessuti, cotone e non seta. Tessuti opachi e non luccicanti. E, spesso, tinta unita, giacché la fantasia solitamente, chi veste casual, la preferisce nella parte superiore del corpo.

SPORTIVO: Leggings, pantaloni in ciniglia, anche se cercano disperatamente di ricordare non l’informe pantalone della tuta da ginnastica, ma un modello “civile” magari largo sul fondo, o panta larghi e morbidi in maglina, che fingono di essere dei pantaloni palazzo, sono invece adatti al vostro défilé in palestra, e non ad altri ambiti.

Le scarpe

Ecco, qui le dolenti, dolentissime note. Perché sulle scarpe, purtroppo, si fa tantissima confusione ormai. Pensate pure che c’è qualche ometto che ritiene di poter indossate l’abito classico con la sneaker sportiva.

CASUAL: Con un abbigliamento casual nella scelta della scarpa, possiamo spaziare dalla stringata, al mocassino, alla sneaker. La stringata può essere scelta o con suola in cuoio, quindi decisamente più formale ed elegante, oppure con il fondo in gomma. Quando chiaramente si parla di sneakers si intendono i modelli preferibilmente in pelle, o anche in tessuto, ma da abbigliamento civile. I colori saranno dunque neutri ed eviteremo strane fantasie.

Non vengono invece contemplate nel casual le scarpe da ginnastica, che sono adatte solo alla palestra o agli allenamenti corse e corsette all’aria aperta. In realtà, con il pantalone jeans, alcuni modelli che un tempo venivano considerati sportivi, sono stati decisamente sdoganati e oggi rientrano in un certo senso nelle scarpe utilizzabili in un look casual. Tra queste sono famose le Stan Smith della Adidas, le Superga, tornate in voga dagli anni ‘80/90, le Converse Alla Star e le Vans. Ma non significa che ‘certe’ scarpe sportive possono essere usate con un look casuale. Semplicemente, oggi queste … non sono più scarpe sportive (non reggerebbero nemmeno il confronto tecnico con le altre), esattamente come è avvenuto con le Polo a nido d’ape che solo fino agli anni ’80 i tennisti usavano ancora davvero nello sport, o, se vogliamo puntare alto, con l’orologio Jaeger Le Coultre Reverso, nato per le gare di polo degli anni ’30 e finito sotto polsini inamidati al tavolo di un consiglio di amministrazione.

Sono in definitiva scarpe casual dall’impronta sportiva, da utilizzare, dunque, anche per il tempo libero o durante il giorno. Le trovo però decisamente meno adatte ad un uso professionale, a meno che non lavoriate specificamente in un negozio sportivo, o non abbiate uno stile particolare in cui la scarpa molto casual spezza e dona un tocco speciale. Ma quando si parla di ‘stile personale’ – nel senso che c’è dietro una ricerca e una scelta precisa di ciò che si indossa, non che qualunque cosa va bene – allora (quasi) tutto è possibile.

SPORTIVE: ovviamente tutte le scarpe tecniche, da calcio, da corsa, da palestra, da quello che vi pare, sono sportive, non casual. Per cui, se avete capito qualcosa di ciò che vi ho detto sopra, traete voi la logica conseguenza.

Spero che l’articolo vi sarà servito ed avrà risposto a tutte le vostre domande!

 

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